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Mantova Cultura e arte Alla Teresiana mostra di incisioni "Il respiro del tempo"

Alla Teresiana mostra di incisioni "Il respiro del tempo"

Lascia un commento | Tempo di lettura 328 secondi Mantova - 07 May 2018 - 11:17

La Biblioteca Comunale Teresiana presenta dall'11 maggio al 16 giugno 2018 la mostra personale di incisione "Biblioteca Teresiana. Il respiro del tempo" a cura di Chiara Pisani e Giancarlo Ciaramelli.Verrano esposte 23 incisioni a puntasecca, le quali a fine mostra entreranno a far parte del Fondo Stampe e Disegni della Biblioteca comunale, insieme ai documenti della parte storica della stessa Biblioteca Teresiana "C'è  qualcosa di magico in questi posti, si respira una aria sospesa nel tempo che fa dimenticare le contingenze e dare la sensazione di oltre nella storia che all'uomo ed agli esseri viventi per loro natura manca. La storia, il fluire del tempo, i pensieri, le ricerche le realtà di tanti uomini racchiusi dentro questi libri e che ci sopravviveranno.C'è in me una sorta di invidia di desiderio di appartenervi, di poter permanere e fermare il mio tempo.Non posso fare a meno di riportare attraverso le incisioni il fascino di questi luoghi." Chiara Pisani (Responsabile della sezione Fondi storici Stampe e Disegni della Biblioteca Teresiana) scrive: "Le incisioni di Daniela Savini dedicate alla Biblioteca Teresiana sorprendono per la suggestione atmosferica che caratterizza la visione degli scorci emotivamente individuati delle due sale storiche. Sfruttando abilmente le caratteristiche di morbidezza della puntasecca su lastra in poliver, l’artista dà vita ad una visione luministica e pulviscolare degli ambienti e degli oggetti che trascende poeticamente l’oggettività della forma.E’ sicuramente un sentimento di passione sincera a guidare i solchi incisi che nella rappresentazione analitica delle antiche scaffalature cariche di libri si animano grazie ad un raffinato gioco chiaroscurale dai profondi echi psicologici. La successione delle incisioni ricrea così, davanti agli occhi dello spettatore, un percorso evocativo ricchissimo di suggestioni culturali e simboliche che raggiunge, in alcune raffigurazioni, echi metafisici. In questa dimensione particolare lo sguardo di Daniela riesce a focalizzarsi andando oltre la suggestione indubbia delle sale monumentali con i suoi austeri scaffali per guidarci attraverso il climax incalzante dei libri antichi e il palpitare della luce che vibra e si adagia tra le carte ingiallite, fino ad arrivare a cogliere uno spazio vitale inaspettato, un respiro diverso, remoto, animistico. Nella sua visione creativa la Biblioteca si rivela essere la porta d’accesso di una dimensione soprannaturale che si nasconde nelle carte antiche, nella sapienza nascosta dei libri, nel respiro stesso del tempo che vibra ad una frequenza che può sfuggire al visitatore superficiale e frettoloso incalzato dal ritmo frenetico di una esistenza scandita da algoritmi digitali. [...]Giancarlo Ciaramelli scrive: "Daniela Savini, artista ecclettica, si è avvicinata solo da pochi anni all’incisione, dopo aver iniziato il proprio percorso figurativo con la pittura tradizionale. Nonostante la recente conversione tecnica ha già all’attivo numerose mostre, sia personali che collettive, in Italia e all’estero. Tra le molte che si potrebbero citare ricordo solo la recentissima personale al Museo della Stampa a Soncino, in cui il pane, come metafora dell’esistenza, è stato il protagonista. L’ultimo suo lavoro, invece, rappresenta il naturale continuum della mostra che si è tenuta nella tarda primavera del 2016, all’Archivio di Stato di Mantova, dal titolo "L’Archivio Inciso". Ora, dopo i faldoni carichi di documenti, ci presenta i libri collocati sugli scaffali lignei delle Sale Teresiane. Ma non solo: oltre ai volumi che evidenziano tutto il peso dei loro anni e delle molte mani che li hanno sfogliati e letti, anche gli arredi, gli oggetti, gli ambienti in cui essi sono disposti. Così descrive i globi, le scale a chiocciola, i bianchi e maestosi lampadari in vetro di Murano che adornano le Sale e le rendono sempre affascinanti. Le fotografie ivi scattate, fonti documentarie del lavoro, vengono interpretate e trasfigurate, sino a raggiungere, attraverso vari passaggi, i risultati attesi. Cambia così non solo l’oggetto ma anche le emozioni trasmesse. È, in sintesi, la logica conclusione di un cammino legato alla stessa formazione umanistica dell’autrice: dalla maturità artistica, alla laurea in Conservazione dei beni culturali, al diploma in archivistica, paleografia e diplomatica. L’inclinazione artistica unita alle esperienze di studio in questi ambienti, ha reso naturale l’omaggio a questi luoghi del sapere. Bisogna comunque conoscere e amare questi spazi per poterli plasmare in modo così espressivo, dove appaiono evidenti i segnali che hanno contribuito ad arricchire e formare la sua personalità. Nonostante la diversa nascita, formazione e ordinamento di archivi e biblioteche, essi presentano diversi punti di contatto, in una sorta di identità/diversità che palesemente si avverte in ogni angolo dei loro spazi. Gli archivi possiedono libri, tesi di laurea, riviste, a corredo della loro storia, della loro documentazione, mentre le biblioteche possono conservare donazioni di archivi e carteggi personali, evidenziando una sovrapposizione di contenuti che rendono i due istituti, soprattutto nello stesso territorio, del tutto complementari. Fantasticando un po’ e dando coscienza alle cose, si può affermare come il libro sia più libero, e non perda di senso come il documento se tolto dal contesto originale; può cambiare i propri vicini, ma rimane egualmente riconoscibile perlomeno attraverso le iscrizioni sulle coste, mentre il documento sempre unito ad altri affini, sembra quasi imprigionato nel contenitore. Queste differenze si percepiscono dalle immagini proposte. Già le Sale Teresiane sono state oggetto di attenzioni storico-artistiche, attraverso rivisitazioni fotografiche, pittoriche e documentaristiche, ma per la prima volta sono viste con una nuova prospettiva. Si svelano aspetti particolari forse sfuggiti ad occhi pure attenti. Con questa strutturazione delle immagini, si scopre come la luce, i chiaroscuri, conferiscano agli ambienti, ai libri stessi la consapevolezza, immaginando che possano possederla, di detenere una patina di saggezza conquistata solo per il fatto di essere lì, in quei luoghi

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